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sabato 16 aprile 2011

Inizio lavori in via Chiodi


[]Lunedì, dalle ore 10,00, il laboratorio di progettazione lascia l'aula e si trasferisce nell'orto messo a disposizione dall'arch. Claudio Cristofani in via Chiodi, a Milano. Nelle prossime settimane Orti urbani seguirà da vicino questa esperienza sul campo.  


(Politecnico di Milano, Architettura ambientale: docenti Alessandro Altini, Maria Feller, Luisa Giovenzana, Lorenzo Consalez, Mauro Giuliani, Stefano Laffi, Alessandro Rocca, Camilla Vecchi)

lunedì 11 aprile 2011

Milano orti urbani, la storia


di Elena Ruzza

Nella storia di Milano città e agricoltura hanno sempre convissuto, anche se con modalità, finalità e valenze diverse a seconda delle varie epoche. Guardare alle forme che hanno assunto gli orti urbani nel tempo ci racconta qualcosa del modo di pensare, vivere e produrre di chi li coltivava.
Risalendo fino al medioevo, i documenti storici dell'epoca dimostrano l'importante presenza di orti attorno alla città, la maggior parte dei quali di proprietà dei monasteri.
Ma è Bonvesin de la Riva, nel 1288, a lasciarci nel De Magnalibus Mediolani una delle prime testimonianze della presenza di orti e frutteti all'interno delle mura della città.
Questi li troviamo poi rappresentati, per la prima volta, nella pianta di Milano disegnata da Lafrery nel 1573, da cui notiamo come si concentrino nell'anello tra le due cinte murarie. Erano ancora proprietà degli ordini monastici e si trattava di “orti recinti da piccoli muri qualche volta privi di qualunque chiusura o, di frequente, definiti da staccionate di pali verticali, un po' distanziati fra loro e legati a pali orizzontali o posti a sostenere intrecciature di fasciami” (da L. Gambi e C. Gozzoli, Milano, 1982). Nel complesso, non dovevano a prima vista apparire molto diversi dalla maggior parte degli orti che incontriamo a Milano oggi.
Cambia l'epoca storica, cambiano gli abitanti della città: nel '700, nella fascia compresa tra le mura si insediano ricche famiglie aristocratiche che acquisiscono le aree ortive. Milano doveva sembrare all'epoca molto diversa e, soprattutto, più verde: veniva descritta ancora nell'Ottocento come “un immenso giardino” (Cantù, Milano storia del popolo e pel popolo, 1871) in cui non mancavano le coltivazioni di frutteti e ortaggi.
Con l'avvento dell'era industriale, l'orto ritorna strumento fondamentale di sussistenza economica per la nuova classe operaia. L'integrazione del salario con la produzione di ortaggi diviene un'attività apertamente sostenuta e incentivata con pubblicazioni e comitati in sostegno degli orti operai. Particolarmente rilevante è l'innovativa iniziativa promossa dall'Istituto per le Case Popolari, che nel 1915 istituisce in periferia i primi orti in affitto per gli inquilini delle sue case.
Tra le due guerre, la retorica fascista dell'autarchia trova negli orti urbani un'importante applicazione pratica che viene portata all'estremo durante la seconda guerra mondiale quando vengono messi a coltura parchi, piazze, viali della città, fino alle aree distrutte dai bombardamenti. Esemplare è la foto scattata nel 1943 che ritrae la mietitura del grano in piazza duomo a Milano, sotto la Repubblica di Salò.
La ricostruzione nel dopoguerra e l'espansione urbana che seguì spingono le coltivazioni sempre più in periferia. Comincia in questo periodo un tendenza che si consoliderà negli anni '80 e che dura tutt'ora: il significato degli orti per i suoi coltivatori è sempre meno legato a ragioni di tipo economico.
I nuovi orticoltori sono i nuovi cittadini milanesi: immigrati dalle campagne in una città sempre meno verde, abitanti di quartieri inospitali privi di spazi aperti e di socializzazione. I nuovi orti sono un tentativo più o meno consapevole di conservare le proprie radici e di contrastare un modello urbano e sociale dominante. Ma questa è storia di oggi.

giovedì 7 aprile 2011

Fronte dell'orto, il 9 aprile a Milano


di Matteo Isipato

Camminare per il centro di Milano e ritrovarsi all’improvviso davanti ad un grande orto? Sarà possibile Sabato 9 Aprile in piazza della Scala, grazie all’iniziativa Fronte dell’orto organizzata da Stefano Boeri, ex co-progettista dell'Expo milanese e capolista del PD per le prossime amministrative del comune di Milano.

Il Fronte dell’Orto è una provocazione, un messaggio rivolto anche all'ad di Expo 2015, Giuseppe Sala, che ha proposto di cambiare il tema dell'Expo da “Nutrire il pianeta, energia per la vita” in “Frontiere della tecnologia, della ricerca e del futuro”, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista sia tecnico che etico.
Partecipare all’evento è semplicissimo; basterà trovarsi alle ore 17:00 davanti a Palazzo Marino con la piantina di un qualunque ortaggio. Un piccolo ma grande gesto che è insieme divertimento, arte e politica. Quanto è grande il potere di un orto?

(Levi van Veluw is a young Dutch multidisciplinary artist, he lives and works in the Netherlands. His "Landscapes series" is pretty amazing!)

martedì 29 marzo 2011

Un orto sui tetti di Milano

di Elena Ruzza

Produrre alimenti biologici nel cuore di Milano. Il progetto, che sembrerebbe una contraddizione in termini, nasce da un'idea di Riccardo Rinetti, fotografo, e dal regista Paolo Calcagni, con la collaborazione di due agronomi. Da più di un anno coltivano ortaggi sul tetto del Bar Atm, locale ai Bastioni di Porta Volta, in una delle zone più centrali e trafficate della città.
L'orto sistemato sulla terrazza è costituito da cinque di vasche di legno, alte circa mezzo metro, rivestite di una tela permeabile e riempite da uno strato di argilla espansa e da terriccio “viziato” misto a pietra pomice. Seguendo i principi dell'agricoltura biologica sono stati piantati ravanelli, insalate, bietole, erbe aromatiche, sedano, melanzane, fagiolini, fagioli, carote, e così via. Le stesse varietà sono state contemporaneamente piantate in un campo “selvaggio” nella campagna brianzola.
Scopo dell'operazione è raccontare come nasce e produce un orto urbano attraverso il confronto con il tradizionale orto di campagna. L'intera operazione e la crescita degli ortaggi nelle stagioni è stata fotografata e ripresa: il risultato sarà diffuso su internet nel film “L'orto contemporaneo viziato e selvaggio”.
Gli autori dell'iniziativa hanno confermato che l'agricoltura nel cuore di una metropoli produce, e produce cibi di qualità. Il raccolto del piccolo orto si è rivelato incredibilmente abbondante anche senza l'utilizzo di prodotti chimici, e assicurano gli esperti che è sufficiente lavare gli alimenti per eliminare polveri sottili e altre tracce di inquinamento.



sabato 29 gennaio 2011

Orti urbani a Milano


di Daniel Tarozzi (da Terranauta)
Come nasce l’idea di realizzare orti urbani? Come hanno reagito i milanesi, assuefatti a smog ed inquinamento, a questa iniziativa? Quali gli obiettivi da raggiungere? Queste ed altre le domande che abbiamo posto a Claudio Cristofani, architetto e gestore di 130 orti urbani a Milano.

orti"E' proprio vicino alle peggio città che si devono proporre gli orti urbani, che io preferisco chiamare giardini familiari"
Claudio Cristofani, vivi a Milano e gestisci 130 orti urbani. Com’è possibile?
Milano è una realtà assai vivace sul piano della creatività imprenditoriale e, tutto sommato, questa è nata come attività di impresa che fornisce un servizio “urbanistico”. Forse ciò è possibile anche per il grande numero di persone che costituiscono un immenso bacino di potenziali fruitori, o forse perché Milano come città è un po’ ostile e ci costringe ogni giorno a reinventarci per sopravvivere. Comunque, per chi trova stimolanti le difficoltà, Milano è un bel campo pratica. Qui si mangia pane e stress. Vivere a Milano e gestire 130 orti urbani è la giusta contraddizione che rende tutto più originale e fonte di gioia. Se è vero che per godere del cibo devi provare la fame, per godere del sole devi provare la pioggia, per godere della salute devi provare la malattia, per godere della gioia che la terra sa dare devi provare l’oppressione dell’asfalto. Quindi è proprio vicino alle peggio città che si devono proporre gli orti urbani, che io preferisco chiamare giardini familiari. Per il resto, gestire 130, 260, 10.000 orti urbani o giardini familiari è cosa assolutamente praticabile a condizione che siano ben realizzati gli impianti di supporto e che si determini efficacemente un obiettivo condiviso dagli utilizzatori dei giardini stessi. Inoltre si deve considerare che Milano è una città nella quale la fruizione del verde pubblico, scarso o male collocato e peggio attrezzato, deve essere reinventata. Sul piano personale, essendo io un architetto, credo di avere una certa predisposizione funzionale per tutto ciò che riguarda l’allestimento degli spazi dove svolgere attività umane, compresa la vita all’aria aperta che si realizza negli orti urbani.

Come è nata l’idea di realizzare degli orti urbani e quando?
L’idea, come sempre, è nata per caso, ma sul substrato delle mie “speculazioni” (pensiero che indaga un problema senza alcun dato sperimentale) urbanistiche sul tema delle aree a standard vincolate dai PRG, ma non trasformate dalle competenti autorità in verde fruibile, e normalmente neppure acquisite, ma semplicemente vincolate. Più in generale, l’idea nasce anche dalla mia propensione a “regolamentare” quelle attività umane positive, ma che se vengono svolte in regime di anarchia normativa risultano negative per il disordine oggettivo e la litigiosità delle relazioni.
Il passo dall’osservazione degli orti abusivi (indescrivibili per accumulo di rifiuti e marginalità sociale) alla creazione di orti-giardini regolamentati è abbastanza breve. Ovviamente doveva capitare un evento casuale e cioè che la mia famiglia disponesse di un’area vincolata e che la sola manutenzione in attesa di un improbabile esproprio fosse fonte di perdite economiche.
fruttaRispetto alla richiesta di qualità organolettica del cibo, connessa alla possibilità di consumo entro tempi molto brevi dal raccolto, la proposta dell’orto urbano è assolutamente gratificante
Che tipo di risposta ha avuto? Hai notato un aumento della richiesta nel tempo?
Per qualche anno ho raddoppiato il numero degli orti, per fare fronte alle nuove richieste, spontanee. Oggi si nota un incremento di richiesta che corrisponde alla diffusione dei temi legati alla qualità del cibo, del tempo libero, del rapporto con la natura. Non mi sembra che, nonostante la crisi economica, si possa riproporre una lettura da “orti di guerra”, grazie al cielo.
Anche se per qualche famiglia o per qualche pensionato può essere interessante il risparmio sugli acquisti. Bisogna osservare che il costo, legato alla necessità di disporre di un’area, attrezzarla e gestire il servizio, riduce abbastanza il beneficio che deriva dalla produzione. Tuttavia, rispetto alla richiesta di qualità organolettica del cibo, connessa alla possibilità di consumo entro tempi molto brevi dal raccolto, la proposta dell’orto urbano è assolutamente gratificante.
Chi è il destinatario ideale di questi orti?
Non si deve pensare ad alcuna categoria come destinataria ideale. Le stesse categorie rappresentate nella società urbana possono essere utenti dell’orto-giardino. Magari con prevalenza per i nuclei familiari che in orari diversi e per diverse funzioni, possono fruire dell’area. Mattina il nonno, per curare lavori al terreno e innaffiare, pomeriggio la mamma con i bambini dopo la scuola, anche per fare i compiti e la merenda all’aperto, ora del the la nonna, perché il sole è meno fastidioso e si può raccogliere con mani esperte, verso il tramonto il papà che dopo il lavoro può finalmente stropicciarsi la camicia e sporcarsi le scarpe per dare l’acqua alle radici delle piante, difendendosi come meglio può dalle zanzare in arrivo.
Non mancano cultori della vita a contatto della natura, amanti del chiacchiericcio pomeridiano, cultori del barbecue, gruppi di giovani che fingono di zappare o di preparare l’esame universitario e tracannano allegramente qualche birretta seduti sull’erba, fino a tarda ora e vigilando sui recinti e gli accessi.
Quanto costa affittarne uno e che servizio offri?
75 mq costano 360 euro/anno, iva compresa. Si ha diritto all’acqua di falda sia come scorta intiepidita in un fusto da 300 litri per ogni orto che come erogazione al rubinetto, negli orari prefissati in base alle stagioni. Ogni orto ha un recinto che può essere costituito da una siepe, oppure da una staccionata in legno, oppure da un sistema misto legno-rete plastificata. Parcheggio interno in zona separata e senza interferenze con gli orti, possibilità di impiantare un gazebo tessile e gli arredi di base per il barbecue, una cassa in legno abbastanza grande per contenere gli attrezzi principali.
Tutto circondato da una corretta quantità di verde percorribile a piedi e di aree di prato per il gioco libero dei bambini.
Qual è il tuo obiettivo per il futuro?
Devo convincere le amministrazioni comunali ad inserire nei Piani Regolatori delle aree di “verde privato” nelle quali si possano realizzare dei veri e propri consorzi di proprietari di orti-giardini, ben regolamentati e gestiti, in prossimità degli abitati, ma anche di aree di verde pubblico di tipo classico.
Per fare ciò sto preparando un progetto di orto-tipo che superi alcuni limiti di allestimento che ho rilevato in quelli realizzati da me a Milano in via Chiodi. In questi casi sarebbe prezioso il recupero delle cascine, anche in attività, per tutte le necessità di assistenza (vangatura meccanica, concimazione, corsi, ostelli per chi volesse fermarsi vicino all’orto nel week end, servizi igienici, piccola ristorazione agrituristica, festicciole, ecc). In alternativa si dovrebbe pensare a dei piccoli edifici di supporto costruiti al centro di ogni consorzio.
ortoIn Italia il clima e il territorio sono ovunque favorevoli allo sviluppo di orti urbani
Quale il ruolo degli orti urbani nelle moderne città?
Inimmaginabile. Sul tema conviene visitare il sito dell’Office International du Coin de Terre e des Jardins Familiaux.
Credi che la tua iniziativa sia esportabile in altre città italiane?
In Italia il clima e il territorio sono ovunque favorevoli. Credo che anche nelle realtà meno urbanizzate ci sia un grande numero di persone che non può disporre, nel proprio giardino, di un’area coltivabile e che abitando in condominio vorrebbe trascorrere del tempo all’aperto, senza annoiarsi su una panchina o guardando, inattivo, una partita di bocce.
Qual è la differenza tra la realtà italiana e quella degli altri paesi europei?
Le viste dal satellite sono utilissime per valutare le differenze, dato che la precisione delle riprese è tale da consentire una precisa individuazione delle aree destinate agli orti-giardini, che sono molto frequenti ed estese in Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Austria, Polonia. Meno frequenti in Italia, Spagna, Grecia. 
Le modalità con piccole casette di servizio che sono frequenti all’estero non dovrebbero essere riproposte da noi, dato che difficilmente resistiamo agli abusi edilizi. La tipologia che sto studiando consentirebbe una custodia sufficientemente sicura per i propri attrezzi, ombra e anche un buon riparo in caso di maltempo improvviso, senza dovere costituire una “casetta” in ogni orto. 
Nota bene. Italia Nostra ha adottato un protocollo con l’Anci per favorire la costruzione di nuove realtà di orti urbani. Credo che i Comuni, in generale, abbiano trascurato il messaggio.

sabato 22 gennaio 2011

Costruire naturale: orti a Milano

Orti urbani in via Chiodi, nella periferia sud di Milano

Lotti già assegnati, in funzione da qualche anno, altri in attesa di locazione, altri da tracciare, attrezzare e recintare su un terreno confinante ancora libero.
Il sistema di gestione privata e affitto degli orti funziona bene. Con una rendita accettabile, per il locatario, e una dotazione di spazi e attrezzature sufficienti per i coltivatori.
Ogni lotto ha una superficie di circa 75 mq, di cui 13 sono dedicati a spazio di servizio e il resto alla coltivazione.
Possibili temi di progettazione:
1. la recinzione di ogni lotto, necessaria per evitare l'intromissione indebita di animali selvatici (conigli) e domestici e di persone.
2. il sistema di fornitura e di conservazione dell'acqua.
3. la dotazione di servizi collettivi: bagni, luoghi di raccolta per attrezzi e sementi.
4. la dotazione di luoghi per la socializzazione: tavoli da pranzo, spazi liberi attrezzati per eventi comuni.
5. sistemi di accessibilità e di distribuzione per le singole parti dell'insediamento.
6. sistemi di delimitazione e di accoglienza dell'intero complesso.
7. definizione dei margini dell'insediamento: la strada, il parco, i campi coltivati.