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lunedì 11 aprile 2011

Milano orti urbani, la storia


di Elena Ruzza

Nella storia di Milano città e agricoltura hanno sempre convissuto, anche se con modalità, finalità e valenze diverse a seconda delle varie epoche. Guardare alle forme che hanno assunto gli orti urbani nel tempo ci racconta qualcosa del modo di pensare, vivere e produrre di chi li coltivava.
Risalendo fino al medioevo, i documenti storici dell'epoca dimostrano l'importante presenza di orti attorno alla città, la maggior parte dei quali di proprietà dei monasteri.
Ma è Bonvesin de la Riva, nel 1288, a lasciarci nel De Magnalibus Mediolani una delle prime testimonianze della presenza di orti e frutteti all'interno delle mura della città.
Questi li troviamo poi rappresentati, per la prima volta, nella pianta di Milano disegnata da Lafrery nel 1573, da cui notiamo come si concentrino nell'anello tra le due cinte murarie. Erano ancora proprietà degli ordini monastici e si trattava di “orti recinti da piccoli muri qualche volta privi di qualunque chiusura o, di frequente, definiti da staccionate di pali verticali, un po' distanziati fra loro e legati a pali orizzontali o posti a sostenere intrecciature di fasciami” (da L. Gambi e C. Gozzoli, Milano, 1982). Nel complesso, non dovevano a prima vista apparire molto diversi dalla maggior parte degli orti che incontriamo a Milano oggi.
Cambia l'epoca storica, cambiano gli abitanti della città: nel '700, nella fascia compresa tra le mura si insediano ricche famiglie aristocratiche che acquisiscono le aree ortive. Milano doveva sembrare all'epoca molto diversa e, soprattutto, più verde: veniva descritta ancora nell'Ottocento come “un immenso giardino” (Cantù, Milano storia del popolo e pel popolo, 1871) in cui non mancavano le coltivazioni di frutteti e ortaggi.
Con l'avvento dell'era industriale, l'orto ritorna strumento fondamentale di sussistenza economica per la nuova classe operaia. L'integrazione del salario con la produzione di ortaggi diviene un'attività apertamente sostenuta e incentivata con pubblicazioni e comitati in sostegno degli orti operai. Particolarmente rilevante è l'innovativa iniziativa promossa dall'Istituto per le Case Popolari, che nel 1915 istituisce in periferia i primi orti in affitto per gli inquilini delle sue case.
Tra le due guerre, la retorica fascista dell'autarchia trova negli orti urbani un'importante applicazione pratica che viene portata all'estremo durante la seconda guerra mondiale quando vengono messi a coltura parchi, piazze, viali della città, fino alle aree distrutte dai bombardamenti. Esemplare è la foto scattata nel 1943 che ritrae la mietitura del grano in piazza duomo a Milano, sotto la Repubblica di Salò.
La ricostruzione nel dopoguerra e l'espansione urbana che seguì spingono le coltivazioni sempre più in periferia. Comincia in questo periodo un tendenza che si consoliderà negli anni '80 e che dura tutt'ora: il significato degli orti per i suoi coltivatori è sempre meno legato a ragioni di tipo economico.
I nuovi orticoltori sono i nuovi cittadini milanesi: immigrati dalle campagne in una città sempre meno verde, abitanti di quartieri inospitali privi di spazi aperti e di socializzazione. I nuovi orti sono un tentativo più o meno consapevole di conservare le proprie radici e di contrastare un modello urbano e sociale dominante. Ma questa è storia di oggi.

lunedì 28 marzo 2011

Gli orti urbani di Italia Nostra: un progetto di massa

di Paola Tonizzo

Italia Nostra, associazione che si occupa della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale italiano,  pone una particolare attenzione all’ambiente, al paesaggio urbano e rurale. Gli orti urbani, infatti, se correttamente progettati e gestiti, svolgono non solo importanti funzioni sociali ma costituiscono anche una forma di arricchimento naturale e di qualità urbana. 
Il progetto “Orti urbani”, per il quale ha avviato un percorso di collaborazione con l’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani – ha come finalità quella di promuovere la diffusione delle coltivazioni in tutta Italia, sottraendo aree verdi all’abusivismo edilizio, alla speculazione e all’inquinamento ambientale. Con l’aiuto di linee guida elaborate dalla facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, I.N. ha definito modalità comuni considerando i diversi caratteri del territorio nazionale.
Il progetto parla di orti come “parchi culturali” che migliorino la qualità della vita e, allo stesso tempo, intende salvaguardare l’estinzione di alcune specie e ristabilire la coltivazione di prodotti che, a causa delle grandi coltivazioni intensive, si stanno perdendo. Questi prodotti potrebbero poi essere venduti  a prezzi economici nella logica di accorciare la filiera dal produttore al consumatore.
L’avvio del progetto è stato sancito dalla firma di un protocollo di intesa, settembre 2008, in cui Italia Nostra e ANCI individuano obiettivi comuni dell’iniziativa.
In primo luogo l’importanza di considerare gli Orti come realtà sociale, urbanistica e storica di primo livello sottraendoli ad eventuali situazioni di marginalità e degrado in quanto sono, a tutti gli effetti, luoghi urbani verdi. In secondo luogo, favorendo lo sviluppo di progetti di qualità da parte di soggetti pubblici e privati e valorizzando la qualità delle iniziative che si occupano del tema. C’è la volontà comune di tutelare la memoria storica degli orti favorendo la socialità e la partecipazione dei cittadini e la relativa possibilità di aggregazione. Così facendo, c’è un recupero della manualità relativa a questa attività e si pongono le basi per un possibile scambio di esperienze e di collaborazione tra pubblico e privato.
Il protocollo termina con l’impegno, da parte di entrambe le associazioni, di promuovere l’iniziativa comunicando il messaggio tramite seminari tecnici, corsi, redazione di manuali e guide, ecc..
Utilissimo per la concreta attuazione del progetto è il documento redatto dall’Università di Perugia con le linee guida per la progettazione di orti urbani e periurbani. Sono identificate quattro tipologie: orti per il reinserimento dei detenuti nella realtà lavorativa; orti didattici per le scuole; orti per gli anziani affinché facciano attività motorie e di socialità all’aria aperta; orti per la riabilitazione di pazienti diversamente abili.
Ci sono fondamentali indicazioni e consigli riguardo alla forma, alla localizzazione, all’orientamento degli appezzamenti. E’ possibile così avere una guida pratica per una progettazione consapevole e rispettosa del contesto. Sono definite anche le condizioni per il mantenimento, con utili suggerimenti per quanto concerne l’irrigazione, la pulizia, lo smaltimento dei rifiuti…
Una seconda parte è dedicata nello specifico alle coltivazioni: cosa, quando e dove. Nonostante queste indicazioni generali valide per tutti è salvaguardata la differenza culturale e geomorfologica.
Un anno dopo, al protocollo tra Italia Nostra e ANCI aderisce anche la Confederazione Nazionale Coldiretti che collabora per elaborare delle schede per aree situate in diverse parti d’Italia, tenendo conto delle linee guida.
In attuazione di tale progetto sono state avviate, a oggi, 10 iniziative estese a diverse città italiane (Assisi, Foligno, Genova, Savona, Lugnano in Teverina (Tr), Ostuni, Padova, Roma, Santa Giusta (Or), Sant’Anatolia di Narco (Pg) e che sono state quindi tradotte nella elaborazione di altrettante schede progettuali concernenti ciascun orto, la sua gestione, le culture praticabili.

sabato 22 gennaio 2011

Costruire naturale: orti a Milano

Orti urbani in via Chiodi, nella periferia sud di Milano

Lotti già assegnati, in funzione da qualche anno, altri in attesa di locazione, altri da tracciare, attrezzare e recintare su un terreno confinante ancora libero.
Il sistema di gestione privata e affitto degli orti funziona bene. Con una rendita accettabile, per il locatario, e una dotazione di spazi e attrezzature sufficienti per i coltivatori.
Ogni lotto ha una superficie di circa 75 mq, di cui 13 sono dedicati a spazio di servizio e il resto alla coltivazione.
Possibili temi di progettazione:
1. la recinzione di ogni lotto, necessaria per evitare l'intromissione indebita di animali selvatici (conigli) e domestici e di persone.
2. il sistema di fornitura e di conservazione dell'acqua.
3. la dotazione di servizi collettivi: bagni, luoghi di raccolta per attrezzi e sementi.
4. la dotazione di luoghi per la socializzazione: tavoli da pranzo, spazi liberi attrezzati per eventi comuni.
5. sistemi di accessibilità e di distribuzione per le singole parti dell'insediamento.
6. sistemi di delimitazione e di accoglienza dell'intero complesso.
7. definizione dei margini dell'insediamento: la strada, il parco, i campi coltivati.